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  • aidoru 7:47 am on 11/05/2010 Permalink | Reply  

    Social Media Revolution: Is social media a fad? Or is it the biggest shift since the Industrial Revolution? 

    Questa la domanda che si sono posti i “tizi” che hanno realizzato questo interessantissimo video sui Social Media… tanti dati su cui riflettere… a voi la parola :P

    We no longer search for the news, the news find us… we will no longer search for products and services, they will find us via social media.”

     
  • In.Fact 4:00 pm on 13/04/2010 Permalink | Reply
    Tags: sostenibilità cognitiva, ubiquitous computing   

    Everytime and Everywhere 

    Sostenibilità Cognitiva e Ubiquitous Computing: quando la tecnologia non basta.
    L’ ubiquitous computing (o ubicomp) è un modello di interazione in cui l’elaborazione delle informazioni è stata interamente integrata all’interno di oggetti e attività quotidiane. Ma come mai a più di vent’anni dalle prime definizioni teoriche di Weiser non si vedono ancora sistemi di pervasive/ubiquitous computing integrati nella vita di tutti i giorni?

    (More …)

     
    • darthpelo 10:49 pm on 13/04/2010 Permalink | Reply

      In relazione all’ultima frase dell’articolo, il progetto concettuale Curier di Microsoft e questa idea di Nokia http://www.youtube.com/watch?v=I2A8fSRZ32Y&playnext_from=TL&videos=bAxwMFhEnjY, vanno proprio sulla strada indicata secondo me

    • Il rag. Pign-ola 10:23 am on 14/04/2010 Permalink | Reply

      Sostenibilità cognitiva.
      Mia madre crede che comunicare via skype sia un approccio bidirezionale esclusivo e che qualsiasi spam che appare sia una intromissione tra noi due (e che quindi li vedo anche io) .
      Se le dovessi spiegare cos’è la “sostenibilità cognitiva” le direi che semplicemente è “cercare di non impazzire”, se le parlassi di “Internet of Things” mi direbbe -facendo spallucce- che non vede il nesso, perchè il computer dove dentro c’e’ internet è di per sè un oggetto..che c’e’ di strano?

      Credo che a volte di fronte alla scoperta dell’acqua calda tutto si riduca alla progettazione delle manopole dei rubinetti.

      Noi attuiamo tutti giorni piccoli trucchi di sostenibilità cognitiva: Barney Panofsky ripete numerose associazioni di nomi e cose per identificare gli oggetti, io mi tasto le tasche prima di uscire (ed ho detto la meno peggio delle mie mille paranoie).

      Il problema è che ognuno ha i suoi.
      Una tecnologia condivisa, personale e non imposta? Questa è roba da Popolo delle Libertà e credo che l’unica risposta a questa domanda sia: il Didò. :)

      Dovremmo essere in grado di costruire una tecnologia plasmabile sulle nostre abilità cognitive esistenti- senza star troppo a pensare a come sostituirle- che sia accessibile non solo cognitivamente ma anche economicamente (ho ben accolto la notizia sui nuovi Nokia di ieri). Il rischio di aumentare le “tecnologie” è quello di aumentare il carico cognitivo del nostro “sistema operativo” (ahimè il mio cervello è un Windows Vista con una partizione di Xubuntu) aumentando-così- i trucchi di sostenibilità.

      Ubiquitous è così old school, ma i fogli bianchi non passano mai di moda.

      • aidoru 9:02 am on 15/04/2010 Permalink | Reply

        Pienamente d’accordo, Weiser probabilmente ha usato con troppa leggerezza il termine UBIQUITOUS… un sistemà difficilmente sarà ovunque, sempre e sopratutto per tutti…

        Pensiamo solo alle macro differenze culturali, quello che per noi è “normale” magari in Giappone è assurdo, e quello che è normale in Giappone magari è assurdo in Turchia e così via; se poi ci mettiamo il digital divide, geografico ed anagrafico, e il tipo di istruzione etc etc, diventa impossibile creare qualcosa che si adatti a tutti o anche solo alla maggior parte delle persone.

        Probabilmente l’unico modo per riuscire ad operare nel campo dell’ ubicomp è inizare a creare sistemi pulviscolari interconnessi, flessibili e modulari; probabilmente l’unica rispostà non è il Didò ma i Lego! Qualcosa che sia cognitivamente ed economicamente sostenibile e che ci permetta di creare insieme “qualcosa” di condiviso e ubiquo… perchè infondo forse solo “il sapere”e “la conoscenza” possono definirsi come qualcosa che c’è sempre, in ogni tempo, in ogni luogo ed è sempre a disposizione di tutti (o almeno così dovrebbe essere).

    • In.Fact 8:25 am on 15/04/2010 Permalink | Reply

      @darthpelo interessante il video della nokia, non mi convince molto il multi-oggetto ma credo che per l’evoluzione tecnologica sia indispensabile slegare le informazioni ed i servizi dal computer e sopratutto da uno spazio fisso… l’informazione deve spostarsi con la persona ed essere sempre presente e sempre “usabile”.

  • aidoru 2:21 pm on 13/04/2010 Permalink | Reply  

    Spes ultima dea 

    A volte è bello svegliarsi la mattina e leggere il giornale, di solito evito visto che non fa altro che peggiorare il mio già precario “umore da mattina”. Invece oggi chiedo ad Antonio di dirmi cosa è successo nel mondo e tra tante notizie ha letto “Anonimo benefattore paga la mensa ai bambini di Adro e attacca la politica, polemiche”.
    Un uomo normale, figlio di un fattore che ha avuto la possibilità di studiare e avere un lavoro che gli permette anche di guadagnare bene, ha rilevato il debito dei genitori dei bambini di Andro che erano stati esclusi dai pasti della mensa scolastica. L’anonimo benefattore parla di “patrimonio di dignità” ancora intatto, quante persone in Italia potrebbero dire altrettanto? Basti pensare che tutte le famiglie che finora hanno regolarmente pagato la mensa per i propri figli sono sul piede di guerra; sulla scuola aleggiano striscioni di protesta della serie  “mangiare pane a tradimento” e questa mattina davanti alla scuola si sono riuniti i genitori “arrabbiati”.
    Ma arrabbiati per cosa mi chiedo io, possibile che non siamo neanche più in grado di accettare un gesto di bontà disinteressato senza far polemica o chiedersi perché lui si ed io no?

    Carlo Maria Cipolla (professore all’università Normale di Pisa) definisce come stupido chi reca svantaggi a sé e agli altri e come intelligente chi reca vantaggi a sé e agli altri… pensiamoci un po’ su!

    leggi l’articolo completo sul sole 24ore

     
    • In.Fact 6:22 am on 15/04/2010 Permalink | Reply

      ieri seguivo, sul TG2, mi pare, le repliche indignate dei cittadini che la retta della mensa l’avevano pagata e che “non la pagheranno più perché ci sono i furbi che non pagano e poi…”.
      Come stiamo combinati male…
      (pank)

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