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  • aidoru 9:53 am on 04/06/2010 Permalink | Reply
    Tags: Facebook, privacy, responsability, web2.0   

    Probabilmente Facebook sa più cose su di me, di quante ne sappia io… 

    Summit d’emergenza dei vertici di Facebook. Il noto social network è stato infatti messo spalle al muro a causa dalle aspre critiche, i garanti per la privacy di mezz’europa giudicano inaccettabile l’instant personalization, servizio nato a fine aprile, che consente ai siti partner di Facebook di sfruttare le informazioni personali che l’utente ha pubblicato sul network, tra queste nome, sesso e connessioni con altre persone o gruppi.
    In questo modo un utente iscritto quando andrà su uno dei questi siti partner si troverà reindirizzato in una pagina personalizzata in base ai suoi dati, dove visualizzerà consigli commerciali basati sui suoi gusti che essi siano musicali, gastronomici o d’abbigliamento.
    Facebook si difende asserendo che questa personalizzazione può essere eliminata modificando le opzioni del proprio account. Ma quanti di loro sanno come fare?!!!

    http://techblog.bloo.it/i-garanti-per-la-privacy-contro-facebook-no-allinstant-personalization/
    E qui casca l’asino!

    Il web ci offre sempre più strumenti di condivisione ma ancora non è chiaro quali siano le dinamiche di protezione dei dati e soprattutto le responsabilità che poi determineranno l’uso dei dati personali.

    David Orban a Frontiers of Interaction 2009 disse che non si poteva parlare di Grande Fratello in quanto la partecipazione ai social network è voluta ,non imposta… ma quanti utenti di Facebook vogliono questo?
    Esistono ancora persone che leggano i termini della privacy prima di iscriversi ad un Social Network?
    Quante sono le persone che riescono a impostare le preferenze sulla privacy su Facebbok?
    Ma soprattutto, le persone che decidono di “condividere” on line foto, video o qualsiasi altra cosa, sanno veramente cosa stanno facendo?

     
    • Daniele 10:24 am on 04/06/2010 Permalink | Reply

      é il cuore del mio paper qui in terra danese ^_^

  • aidoru 7:47 am on 11/05/2010 Permalink | Reply  

    Social Media Revolution: Is social media a fad? Or is it the biggest shift since the Industrial Revolution? 

    Questa la domanda che si sono posti i “tizi” che hanno realizzato questo interessantissimo video sui Social Media… tanti dati su cui riflettere… a voi la parola :P

    We no longer search for the news, the news find us… we will no longer search for products and services, they will find us via social media.”

     
  • aidoru 7:04 am on 21/04/2010 Permalink | Reply
    Tags: , Piaget   

    “Questo non è un gioco, è una cosa seria!” 

    Il gioco riveste un ruolo fondamentale per lo sviluppo intellettivo: esso, infatti, stimola la memoria, l’attenzione, la concentrazione, favorisce lo sviluppo di schemi percettivi, capacità di confronto, e relazioni.
    J. Piaget (1937-1945) mette in correlazione lo sviluppo del gioco con quello mentale, affermando che il gioco è lo strumento primario per lo studio del processo cognitivo del bambino. Piaget, infatti, parte dalla convinzione che il gioco sia la “più spontanea abitudine del pensiero infantile”.
    Nel gioco il bambino attraverso l’unione con il gruppo dei pari è indotto dalla percezione di una contraddizione tra il proprio punto di vista e quello degli altri; tale percezione comporta un feedback sulle proprie concezioni e crea le premesse per una chiarificazione e per l’apertura del proprio schema a quello degli altri. Infatti i bambini, trovandosi a discutere con i compagni, 
innanzitutto si rendono conto che esistono punti di vista diversi; questo li costringe a riesaminare il proprio e a controllarne la validità, inoltre a trovare il modo di esporlo ed di proporlo in maniera chiara e convincente.
    Quando i bambini diventano in grano di controllare gli impulsi aggressivi, di portare avanti programmi a lungo termine, senza pensare al piacere immediato ma al risultati finale e diventano un grado di passare dal pensiero egocentrico al principio di realtà la capacità di giocare diventa capacità di Lavorare.
    Ma se il gioco è così importante per imparare a lavorare, perché non continuare a costruire giochi con cui poter imparare a lavorare?

     
  • aidoru 2:21 pm on 13/04/2010 Permalink | Reply  

    Spes ultima dea 

    A volte è bello svegliarsi la mattina e leggere il giornale, di solito evito visto che non fa altro che peggiorare il mio già precario “umore da mattina”. Invece oggi chiedo ad Antonio di dirmi cosa è successo nel mondo e tra tante notizie ha letto “Anonimo benefattore paga la mensa ai bambini di Adro e attacca la politica, polemiche”.
    Un uomo normale, figlio di un fattore che ha avuto la possibilità di studiare e avere un lavoro che gli permette anche di guadagnare bene, ha rilevato il debito dei genitori dei bambini di Andro che erano stati esclusi dai pasti della mensa scolastica. L’anonimo benefattore parla di “patrimonio di dignità” ancora intatto, quante persone in Italia potrebbero dire altrettanto? Basti pensare che tutte le famiglie che finora hanno regolarmente pagato la mensa per i propri figli sono sul piede di guerra; sulla scuola aleggiano striscioni di protesta della serie  “mangiare pane a tradimento” e questa mattina davanti alla scuola si sono riuniti i genitori “arrabbiati”.
    Ma arrabbiati per cosa mi chiedo io, possibile che non siamo neanche più in grado di accettare un gesto di bontà disinteressato senza far polemica o chiedersi perché lui si ed io no?

    Carlo Maria Cipolla (professore all’università Normale di Pisa) definisce come stupido chi reca svantaggi a sé e agli altri e come intelligente chi reca vantaggi a sé e agli altri… pensiamoci un po’ su!

    leggi l’articolo completo sul sole 24ore

     
    • In.Fact 6:22 am on 15/04/2010 Permalink | Reply

      ieri seguivo, sul TG2, mi pare, le repliche indignate dei cittadini che la retta della mensa l’avevano pagata e che “non la pagheranno più perché ci sono i furbi che non pagano e poi…”.
      Come stiamo combinati male…
      (pank)

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